Sono le otto circa di un caldo 19 giugno, il triplice fischio  di tale Di Paolo di Avezzano suona come una condanna a morte, non è solo la fine di una doppia sfida che poteva regalarci il ritorno in cadetteria, non è solo la fine di un  campionato, solo i più distratti non percepiscono la sensazione che sia la fine, punto.

L'ennesima estate calda per i tifosi di quella che nemmeno a farlo apposta  proprio dal 19 giugno del lontano 1919, è l’unica squadra di calcio cittadina, che pagano per l’ennesima volta l’incapacità di una dirigenza che definire imbarazzante è un eufemismo.

Così si va avanti per un mese abbondante tra scoop ed inseguimenti dei sempre ben informati giornalisti locali a presunti acquirenti, passando per presunti appuntamenti ed improbabili ricapitalizzazioni.

“C’è sempre un’altra stagione….è piuttosto confortante se ci pensi” direbbe Nick Hornby, il problema è che quest’anno non è iniziata nessuna nuova stagione, nessun calciomercato, nessun primo turno di Coppa Italia in un torrido ferragosto, nessuna prima di campionato, nessun appuntamento per una birra prima della partita, nessuna lunga trasferta, niente di niente.

Tutto quello che personalmente ho vissuto ovviamente come una vera e propria tragedia insieme agli amici più cari, ai compagni di tante avventure, ed idealmente insieme a tutti i tifosi della Salernitana, non da tutti è stato percepito allo stesso modo.

A Salerno infatti il calcio è ripartito con un ambizioso “progetto sportivo”, la benedizione di palazzo di città e sotto la regia nientedimeno che di un patron di “serie A”, cosa desiderare di più dalla vita? Semplice: La Salernitana.

La dirigenza della nuova squadra di Salerno infatti nulla ha fatto per recuperare il patrimonio storico della Salernitana,  il suo simbolo, il suo colore, nonostante stimati professionisti abbiano più volte spiegato in maniera inequivocabile la possibilità di riacquisire in maniera immediata i beni immateriali della Salernitana, la nuova società ha preferito liquidare la vicenda trincerandosi  dietro diverse priorità e presunti problemi legali.

Ma aldilà delle scelte fatte e di questa ormai stucchevole telenovela, ciò che credo sia stato più disgustoso durante quest’anno, sono le offese rivolte alla Salernitana da più parti,  ne abbiamo sentite di tutti i tipi: “testa di somaro” ”flash gordon” “cavalluccio a dondolo” “il cavalluccio può restare un altro anno nella stalla”.

Mai nessuno tra i soliti giornalisti, i preparatissimi opinionisti e i tanti opinion leder  che tutto sanno e che emettono le loro sentenze nelle varie radio,tv e nei numerosissimi blog, si sono mai sognati di dire una parola in merito a queste bassezze, erano troppo impegnati probabilmente a gioire per i gol di Biancolino .

In tutto questo sono passati ormai 333 giorni senza Salernitana e probabilmente ne passeranno ancora tanti, ma domani avremo la gioia di rientrare almeno per una sera nel nostro stadio, sui nostri amati gradoni, per sfogare la nostra rabbia per ciò che ci è stato tolto e manifestare il nostro infinito amore per quella maglia, che domani sera sarà indossata da chi ha scritto delle belle pagine di storia granata. 

Una buona occasione per riabbracciarci e ritornare a cantare... per la nostra Salernitana.

 

Ma perchè c’è bisogno ancora di scoprire l’acqua calda? Stavolta non ho voglia di andare a fare ancora tutti i fattarielli, e De Luca cosi e Lotito coli e sinceramente mo basta. Serve giusto sforzarsi un pò più con la memoria e ricordare le parole dell’avvocato Michele Tedesco, intervistato telefonicamente da Roberto Guerriero. Cosa disse? Quello che quel manipolo di salernitani dice da fine Luglio. Sempre la stessa cosa, non la voglio manco ripetere.

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Gigino Pirandello, se fosse vissuto a Salerno negli anni a cavallo tra il 2011 e il 2012, sarebbe stato orgoglioso di come i suoi personaggi hanno preso vita. Eggià, Sei personaggi in cerca d’autore, il suo più famoso scritto è il dramma che si sta consumando da Luglio del 2011 e sembra proprio non trovare alcun epilogo.

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"Stanchi di voi mai di lei" recitava uno striscione. Oggi, dopo troppi mesi, siamo stanchi di questo teatrino messo in scena da Lotito. Le parole sono state troppe, fin troppe, spesso sbagliate, troppo spesso sbagliate. Non c'è mai stato rispetto per la nostra Salernitana, in fin dei conti non c'è mai stato rispetto proprio per la nostra città. E' venuto, s'è presentato e si è atteggiato a uomo di cultura che si affaccia in un paesino di analfabeti, pronto col suo bagaglio di conoscenze a civilizzarci. Il cavalluccio nella stalla è solo il finale di una triste pagina salernitana.

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